L’Associazione Vedere Oltre è stata costituita nel settembre 2013 da dodici sognatori con tanti progetti e qualche utopia.

Di certo qualche anno fa molti di noi non immaginavano di intraprendere quest’impresa, di convertire affetto, amicizia e professionalità in un’associazione. Ci siamo arrivati insieme, gradualmente, interrogandoci sul mondo della disabilità, incontrando casualmente o per professione storie diverse, vivendo direttamente, come noi genitori, la vita in compagnia della disabilità, in un confronto quotidiano tra realtà e utopia.


La realtà di una cultura ancora intrisa di distinguo, di pregiudizi appena mascherati, di schemi e di caselle in cui delimitare chi si allontana dal trend comune, ma anche piena di vittimismo, di lagnanze, di assistenzialismo, di passive attese.

E l’utopia  di immaginare la vita, con il suo gusto, le sue gioie, le sue fatiche, i suoi distacchi, i suoi impegni, anche nella disabilità, anche con la disabilità. L’utopia di poter accompagnare le persone con disabilità verso l’autonomia, di intercettare il loro gusto per la vita, la loro gioia di essere, il loro potenziale personale, senza l’obbligo di normalizzare tutto, ma cogliendone alcune fantasiose intuizioni, incanalandone i talenti, condividendone le passioni.

Non pensiamo di andare incontro alla nostra utopia da soli, ma collaborando con gli altri, cogliendo le buone prassi di chi ha sperimentato dei percorsi validi, di chi intuisce con fantasia la fattibilità di alcune proposte, di chi osa cogliere la persona più che la disabilità, di chi investe risorse e professionalità per accogliere l’originalità di ogni situazione, di chi converte la riabilitazione in azioni quotidiane, di chi non ha paura di immaginare una vita fuori dalle righe.

Ci sono tante esperienze positive che lavorano in silenzio, tante buone idee in giro con cui operare in rete. Noi vogliamo guardare avanti, esplorando concrete fattibilità, imparando a costruire la nostra utopia con umiltà e rigore, non fermandoci a soddisfare un bisogno personale, ma allargando il nostro sguardo al territorio e alle istituzioni perché avvertano che è necessario andare oltre l’assistenza per dare dignità all’esistenza, ad una vita in cui la disabilità sia solo un tassello del tutto.

Per questo ci impegnamo, prima di tutto, a promuovere la cultura della solidarietà, dell’accoglienza, dell’inclusione e dello scambio tra persone,  realizzando una serie di workshop in cui ci si confronti con il quotidiano per far emergere strade percorribili già ora.  Vogliamo attuare percorsi che aiutino i bambini, gli adolescenti, i giovani e gli adulti svantaggiati dalle disabilità a diventare protagonisti del proprio futuro, sostenendo le famiglie nel cammino verso l’autonomia dei propri figli e sviluppare iniziative di formazione per operatori motivati in collaborazione con Enti e Università. Vogliamo rendere concrete queste azioni attraverso una progressività che,  partendo da  spazi ludici e di amicizia per il tempo libero dei giovani con disabilità, crei opportunità di vacanze e fine settimana fuori della famiglia tali da far nascere in loro la voglia e il bisogno di uscire di casa per dare aria a quella parte di sé che preme oltre la disabilità.

e poi una residenzialità, una casa famiglia in cui andare a vivere in un futuro non troppo lontano, dove trovare i propri spazi, coltivare la proprie passioni, imparare la condivisione, vivere da adulti.

 

Pur coscienti delle difficoltà intrinseche al periodo che stiamo vivendo, dei tempi lunghi, delle resistenze psicologiche verso il distacco, della criticità di reperire operatori professionalmente preparati e umanamente motivati, dell’impegno economico che ciò comporta,  osiamo vedere oltre, ripetendo a noi stessi per primi e a chi vuole condividere con noi quest’impresa, l’invito di Don Tonino Bello “Non fate riduzioni sui sogni, non praticate sconti sull’utopia”.

 

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